da “Socialismo”, di Ludwig von Mises, 1922, pag. 146-147
L’azione basata sulla ragione, l’azione che deve perciò essere compresa soltanto dalla ragione, conosce un unico fine: il più grande piacere dell’individuo che agisce.
Raggiungere il piacere ed evitare il dolore: sono queste le intenzioni di chi agisce.
Con il termine “piacere“ e “dolore“ non vogliamo ovviamente riferirci a quel che l’uso di un tempo normalmente suggeriva.
Nella terminologia del moderno economista, alla parola “piacere“ deve essere dato un significato tale da farle abbracciare tutte quelle cose che gli uomini ritengono desiderabili, tutto ciò che essi vogliono e per cui lottano.
Non può esserci più alcun contrasto fra la “nobile“ etica del dovere e la “volgare“ etica edonistica.
Il concetto moderno di piacere, di felicità, di utilità, di soddisfazione e simili include tutti i fini umani, senza considerare se i motivi dell’azione siano morali o immorali, nobili o spregevoli, altruistici o egoistici.
In generale, gli uomini agiscono solo perché non sono completamente soddisfatti.
Se essi fossero sempre totalmente felici, sarebbero esseri senza volontà, senza desideri, e non avrebbero motivi per agire.
Nella terra dei mangiatori di loto, non c’è azione.
L’azione nasce solo dal bisogno, dall’insoddisfazione.
È uno sforzo finalizzato al raggiungimento di qualcosa.
Il suo fine ultimo è sempre quello di liberarsi da una condizione considerata insufficiente: soddisfare un bisogno, ottenere una soddisfazione, aumentare la felicità.
Se gli uomini avessero a disposizione risorse naturali in quantità talmente abbondante da poter realizzare il completo soddisfacimento degli scopi delle loro azioni, potrebbero allora utilizzare quelle risorse senza badare a nulla.
Essi dovrebbero solo misurare le proprie forze e il limitato tempo della loro vita.
Infatti, nel fronteggiare la somma dei loro bisogni, essi avrebbero solo una limitata forza e un limitato periodo di esistenza.
Dovrebbero ancora economizzare il lavoro e il tempo.
Ma sarebbero indifferenti al problema della scarsità delle risorse materiali.
Queste sono però di fatto limitate, sicché devono essere utilizzate in modo tale da soddisfare per primi i bisogni più urgenti, con il minimo possibile impiego per ciascuna finalità.
La sfera dell’azione razionale e quella dell’azione economica sono perciò coincidenti.
Ogni azione razionale è economica.
Ogni attività economica è un’azione razionale.
Ogni azione razionale è prima di tutto azione individuale.
Solo l’individuo pensa.
Solo l’individuo ragiona.
Solo l’individuo agisce.
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