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  • libertus65

87 - IL SUCCESSO DELLE IDEE SOCIALISTE

da “Socialismo”, di Ludwig von Mises, 1922, pag.59-61

Il socialismo è la parola d’ordine e lo slogan d’oggi.

L’idea socialista domina lo spirito moderno. La massa lo approva.

Esprime i pensieri e i sentimenti di tutti; ha posto il suo marchio sui tempi moderni.

Quando la storia racconterà le nostre vicende, le intitolerà “l’epoca del socialismo“. Finora, è vero, il socialismo non ha creato una società di cui si possa dire che rappresenti il suo ideale.

Ma da più di una generazione le politiche delle nazioni civilizzate sono indirizzate verso la progressiva realizzazione del socialismo.

Negli anni recenti il movimento è cresciuto notevolmente, in forza e in tenacia.

Alcune nazioni hanno provato a costruire la società socialista, nel senso più pieno, in un colpo solo.

Sotto i nostri occhi, il bolscevismo russo ha già compiuto un’impresa che, quale che sia il suo significato, deve essere considerata, per la grandezza del progetto, uno degli eventi più rilevanti della storia del mondo.

Un risultato del genere non è stato ancora conseguito in alcun altro posto.

Se però l’affermazione socialista non ha toccato altri paesi, ciò si deve alle contraddizioni interne del socialismo stesso e al fatto che esso non può essere completamente realizzato.

Date le circostanze, i socialisti sono arrivati fin dove hanno potuto.

Se si prendono in considerazione i princìpi, non c’è opposizione al socialismo.

Nessun partito influente osa sostenere apertamente la proprietà privata dei mezzi di produzione.

Nel nostro tempo, la parola “capitalismo“ esprime la somma di tutti i mali.

Persino coloro che contrastano il socialismo sono dominati da idee socialiste. Cercando di combattere il socialismo dal punto di vista degli interessi della propria classe, costoro - soprattutto i partiti che si chiamano “borghesi“ o “contadini“ - riconoscono indirettamente la validità dei punti più rilevanti della dottrina socialista. Infatti, se si obietta che il programma socialista mette in pericolo i particolari interessi di una certa parte dell’umanità, si dà allora ragione al socialismo.

Se ci si lamenta del sistema economico e dell’organizzazione sociale basati sulla proprietà privata dei mezzi di produzione, perché non considerano sufficientemente gli interessi della comunità, servono gli scopi di una sola parte sociale, e limitano la produttività; e, se perciò si chiede, con i vari sostenitori delle “politiche sociali“ e della “riforma sociale“, l’interferenza dello Stato in tutti i campi della vita economica, si accetta fondamentalmente il principio del programma socialista.

O ancora, se si eccepisce che la realizzazione del socialismo è resa impossibile dalle imperfezioni della natura umana, che non conviene, date le circostanze economiche del momento, procedere immediatamente alla socializzazione, siamo allora, pure in questo caso, in presenza di una capitolazione davanti alle idee socialiste.

Anche il nazionalista sostiene l’idea socialista, ne rifiuta solo l’internazionalismo.

Egli desidera unire il socialismo ai suoi progetti imperialisti di lotta contro le altre nazioni.

È un socialista nazionalista, non internazionalista. Ma anch’egli approva i principi essenziali del programma socialista.

I sostenitori del socialismo non sono quindi solo i bolscevichi, i loro compagni che vivono fuori della Russia o i membri di tanti partiti socialisti: sono socialisti pure coloro che considerano l’ordine socialista della società economicamente e moralmente superiore a quello basato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione, anche se possono, per una ragione qualsiasi, accettare un compromesso temporaneo o permanente fra il loro ideale socialista e i particolari interessi che credono di rappresentare.

Se definiamo il socialismo in maniera così estesa, vediamo che la maggioranza delle persone è oggi schierata con i socialisti.

Coloro che dichiarano di aderire ai principi del liberalismo, e che vedono come unica forma possibile della società economica un ordine basato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione, sono davvero pochi.

Un fatto eclatante illustra il successo delle idee socialiste: cioè, che ci siamo abituati a designare come socialismo solo quella politica che mira ad attuare il programma socialista in forma immediata e totale, mentre chiamiamo con altri nomi tutti quei movimenti che, seppur diretti verso lo stesso scopo, mostrano una qualche moderazione e riserva; e li presentiamo come se fossero nemici del socialismo.

Ciò avviene solo perché di veri oppositori del socialismo ne sono rimasti pochi.

Anche in Inghilterra, la casa del liberalismo, una nazione divenuta ricca e potente attraverso la sua politica liberale, la gente non sa più che cosa il liberalismo significhi realmente.

I liberali inglesi di oggi sono più o meno dei socialisti moderati.

In Germania, che non ha mai conosciuto per davvero il liberalismo e che è diventata povera e impotente a causa della propria politica antiliberale, la gente difficilmente ha idea di ciò che il liberalismo possa essere.

È sulla completa vittoria del programma socialista degli ultimi decenni che si basa il grande potere del bolscevismo russo.

A renderlo forte, non sono le artiglierie o le mitragliatrici dei sovietici, ma il fatto che tutto il mondo accetta simpateticamente le sue idee.

Molti socialisti considerano l’impresa dei bolscevichi prematura, e per il trionfo del socialismo guardano al futuro.

Nessun socialista può però sottrarsi all’esaltazione prodotta dalle parole con cui la Terza Internazionale incita i popoli del mondo a dichiarare guerra al capitalismo.

Su tutto il pianeta si sente il richiamo del bolscevismo.

Fra i fiacchi ed i tiepidi, l’empatia si mischia all’orrore e a quell’ammirazione che il credente coraggioso risveglia sempre nel timido opportunista.

Ma i più audaci e coerenti annunciano senza esitazione l’alba di una nuova epoca.

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