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98 - CRITICA DEL POLILOGISMO MARXISTA

da “Socialismo”, di Ludwig von Mises, 1922, pag. 62-64


Secondo la concezione marxista, è la condizione sociale a determinare il modo di pensare dell’individuo.

È l’appartenenza a una classe sociale a decidere i punti di vista che un pensatore esprime.

Egli non è in grado di sfuggire alla propria classe sociale o di affrancare i suoi pensieri dalle prescrizioni impostegli dagli interessi di classe.

La possibilità di una scienza generale, valida per gli uomini di qualsiasi classe sociale, viene quindi contestata.

Con un solo passo in più, Dietzgen è giunto alla costruzione di una speciale logica proletaria.

E la verità risiede solo nella sua scienza: “le idee della logica proletaria non sono idee di un partito, ma le conseguenze della logica pure semplice“.

Il marxismo si protegge così da qualunque critica sgradita.

Il nemico non è confutato, ma smascherato come borghese.

Si criticano le acquisizioni di tutti coloro che la pensano diversamente, presentandoli come venali servitori della borghesia.

Marx ed Engels non hanno mai cercato di confutare i loro oppositori con la discussione.

Li hanno insultati, ridicolizzati, derisi, calunniati, denigrati; e i loro seguaci si sono dimostrati non meno esperti nell’uso di tali metodi.

La loro polemica non è stata mai indirizzata contro gli argomenti dell’oppositore, ma sempre contro la sua persona.

Pochi sono stati in grado di resistere ai loro attacchi.

E pochi in verità sono stati abbastanza coraggiosi da opporsi al socialismo con quella critica spietata che un pensatore scientifico deve sempre rivolgere a ogni oggetto di indagine.

Si può spiegare solo in tal modo il fatto che i sostenitori e gli oppositori del socialismo hanno quietamente obbedito alla proibizione imposta dal marxismo di discutere in maniera rigorosa le condizioni economiche e sociali della futura comunità socialista.

Da una parte, il marxismo dichiara che la socializzazione dei mezzi di produzione è il fine verso cui, con l’inevitabilità di una legge naturale, conduce lo sviluppo storico; dall’altra, presenta questa socializzazione come lo scopo del suo sforzo politico.

In questo modo, esso sottrae alla discussione la prima regola organizzativa della società socialista.

La proibizione dello studio del funzionamento del nuovo ordine sociale, giustificata con una serie di trite argomentazioni, è in realtà finalizzata a impedire che le debolezze delle dottrine marxiste possano venire inequivocabilmente alla luce nell’ambito del dibattito sulla creazione di un praticabile sistema socialista.

Una chiara esposizione della natura della società socialista avrebbe potuto minare l’entusiasmo delle masse, che vedevano nel socialismo la liberazione da tutti i mali terreni.

La soppressione portata a termine con successo di quelle domande pericolose, a cui si deve la caduta di tutte le teorie socialiste precedenti, è stata una delle più abili mosse tattiche di Marx.

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