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28 - MONETARISMO E SCUOLA AUSTRIACA

Aggiornato il: 26 ago 2020

MONETARISMO E SCUOLA AUSTRIACA

da "La Grande Depressione", 1963, di Murray N. Rothbard, Introduzione alla seconda edizione, 1971, pag. 19-20


Assieme alla rinnovata enfasi sul ciclo economico, la fine degli anni 60 ha visto emergere la scuola monetarista di Chicago, capeggiata da Milton Friedman, che si pone come alternativa alla keynesiana politica fiscale compensatoria.

L'approccio di Chicago fornisce un benvenuto ritorno all'enfasi prekeynesiana sul ruolo cruciale della moneta nei cicli economici, ma esso non è essenzialmente altro che una riproposizione della teoria "puramente monetaria" di Irving Fischer e di Sir Ralph Hawtrey dell'inizio del secolo e degli anni 20.

Seguendo l'indirizzo degli economisti classici inglesi del XIX secolo, i monetaristi separano rigidamente il "livello dei prezzi" dal movimento dei singoli prezzi.

Viene supposto che le forze monetarie determinino il primo e che la domanda e l'offerta dei beni particolari determinino i secondi.

Per i monetaristi, le forze monetarie non hanno perciò alcun effetto significativo o sistematico sull'andamento dei prezzi relativi o nella distorsione della struttura produttiva.

I monetaristi dicono cioè che un aumento dell'offerta monetaria e creditizia tenderà ad aumentare il livello generale dei prezzi, ma ignorano che una recessione è necessaria per eliminare le distorsioni e gli investimenti insostenibili accumulati durante il precedente boom.

Di conseguenza, i monetaristi non hanno una teoria che fornisca una imputazione causale al ciclo economico; ogni stadio del ciclo diventa un evento senza relazioni con lo stadio successivo.

Inoltre, come nel caso di Fisher e Hawtrey, gli attuali monetaristi assumono come proprio ideale etico ed economico il mantenimento di un livello dei prezzi stabile e costante.

Si ritiene che l'essenza del ciclo consista nell'aumento e nella diminuzione - i movimenti - del livello dei prezzi.

E poiché tale livello è determinato dalle forze monetarie, i monetaristi sostengono che, se il livello dei prezzi viene mantenuto costante mediante le politiche governative, il ciclo economico scompare.

Friedman, per esempio, nel suo "A Monetary History of the United States, 1867-1960" (1963), emula i suoi mentori, esprimendo plauso alla politica di stabilizzazione del livello generale dei prezzi attuata da Benjamin Strong durante gli anni 20.

Per i monetaristi, l'inflazione monetaria e del credito bancario architettata da Strong non portò conseguenze negative di sorta ad alcun ciclo di espansione e contrazione; ritengono al contrario che la grande depressione fu causata dalle politiche monetarie restrittive, susseguenti alla morte di Strong.

Pertanto, i monetaristi di Fisher, quelli della scuola di Chicago e gli esponenti della scuola "austriaca" si concentrano sulla funzione strategica della moneta nella grande depressione, così come in altri cicli economici, ma l'imputazione causale e le conclusioni politiche sono diametralmente opposte.

Per gli austriaci, l'inflazione monetaria degli anni 20 preparò inevitabilmente la scena alla depressione; una depressione che fu aggravata ulteriormente (e i cattivi investimenti mantenuti in vita) dagli sforzi della Federal Reserve di inflazionare ancora di più durante gli anni trenta.

Non riconoscendo alcun fattore causale operante fra un boom e la conseguente recessione, i seguaci della scuola di Chicago applaudono invece alle politiche degli anni 20, che mantennero stabile il livello dei prezzi, e credono che la depressione sarebbe stata curata rapidamente se solo la Federal Reserve avesse inflazionato molto più intensamente durante la depressione.

La tendenza di lungo periodo dell'economia di libero mercato, in cui sia assente l'interferenza dovuta alla artificiosa espansione monetaria, consiste in un livello dei prezzi che declina lentamente, mentre la produttività e la produzione di beni e servizi continuano a crescere.

La politica "austriaca" di evitare in ogni momento l'inflazione monetaria permetterebbe a tale tendenza del libero mercato di agire e, in questo modo, di rimuovere tutte le distorsioni tipiche del ciclo economico.

L'obiettivo della scuola di Chicago di un livello dei prezzi costante, che può essere ottenuto solo attraverso una continua espansione della moneta e del credito, genera involontariamente, come negli anni 20, il ciclo di espansione e contrazione che si è rivelato così distruttivo negli ultimi due secoli.

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