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71 - PROPRIETÀ PRIVATA E DISPOTISMO ORIENTALE

Dalla prefazione di Lorenzo Infantino a “Socialismo”, di Ludwig von Mises, 1922, pag. 18-19


Sulla proprietà privata come condizione della libertà individuale, si erano soffermati, nel corso del XVII secolo, James Harrington e Francois Bernier.

Ed è proprio rifacendosi a quest’ultimo che, in una lettera inviata a Engels il 2 giugno del 1853, Marx ha affermato: “Bernier trova a ragione la forma fondamentale di tutti i fenomeni dell’Oriente nel fatto che non esisteva proprietà privata del suolo.

Questa è la vera chiave anche del cielo orientale“.

Nella sua risposta (6 giugno 1853), Engels ha confermato: “l’assenza di proprietà privata è in realtà la chiave di tutto l’Oriente”.

In una corrispondenza apparsa poco dopo (25 giugno) sul New York Daily Tribune, Marx ha ben precisato il suo giudizio sulla società indiana: “Non si deve dimenticare che queste idilliache comunità di villaggio, sebbene possono sembrare innocue, sono sempre state la solida base del dispotismo orientale; che racchiudevano lo spirito umano entro l’orizzonte più angusto, facendone lo strumento docile della superstizione, asservendolo a norme consuetudinarie, privandolo di ogni grandezza, di ogni energia storica.

Il problema è: può l’umanità compiere il suo destino senza una profonda rivoluzione nei rapporti sociali dell’Asia?“.

Non si può quindi dire che a Marx ed Engels facesse difetto la conoscenza delle conseguenze prodotte dall’abolizione della proprietà privata.

Sapevano però che, attribuendo al “materialismo storico” la capacità di rivelare la meta del cammino umano, si sarebbero posti come unica e imperativa fonte della conoscenza; e sapevano che, per proteggere la loro posizione “oracolare“, avrebbero dovuto sopprimere la base materiale della libertà individuale di scelta e del dissenso.

Non hanno essi scritto che “la concorrenza non è altro che il modo di esercitare l’attività economica da parte dei proprietari privati dei mezzi di produzione?”

E non hanno essi stessi riconosciuto che “le idee di libertà di coscienza e di religione non sono altro che l’espressione del dominio della libera concorrenza nel campo della religione?“

Marx ed Engels hanno allora visto nella rinuncia a qualsiasi “punto di vista privilegiato sul mondo“ e nell’istituzionalizzazione della proprietà privata le condizioni che rendono possibile la libertà individuale di scelta.

E tuttavia, con un completo salto logico, hanno introdotto una fonte “oracolare“ della conoscenza e hanno puntato ad abolire la proprietà privata.

Hanno posto le condizioni per edificare il potere totale, da cui hanno promesso di estrarre, con un’opera di illusionismo, la libertà totale.

La loro posizione contiene quindi un’insanabile contraddizione.

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