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76 - LA LIBERTÀ È SOPRATTUTTO UN CONCETTO GIURIDICO

Da “Potere - La dimensione politica dell’azione umana”, di Lorenzo Infantino, 2013, pag. 149-152

Quando la Polis assume il compito di allocare le risorse economiche, l’uguaglianza dinanzi alla legge subisce un totale sradicamento.

Viene meno l’isonomia, quella condizione che impedisce al potere pubblico di “gerarchizzare” la società in base agli interessi propri e dei gruppi che lo sostengono.

Il “governo della legge” viene sostituito dal “governo degli uomini”, la mano pubblica assurge al rango di variabile indipendente.

Vengono nel contempo colpite la libertà individuale di scelta e la cooperazione volontaria.

Quell’esteso processo sociale, che liberamente mobilita conoscenze e risorse di ciascuno, viene alterato e compromesso.

I piani individuali perdono la loro autonomia.

E si stabilisce un ordine sociale che vuole essere l’esito programmato dell’attività del potere pubblico.

Come ha ricordato Hayek, i greci del periodo classico “possedevano due parole distinte per due diversi tipi di ordine: indicavano con cosmos l’ordine inintenzionale e con taxis l’ordine intenzionalmente costruito”.

I decreti del potere pubblico mirano a realizzare una taxis.

Il “governo della legge” produce un cosmos.

Werner Jaeger ha al riguardo affermato: “Quando parliamo di democrazia, pensiamo in primo luogo alle libertà che essa garantisce ai cittadini. Nell’età eroica della democrazia ateniese, l’isonomia era il supremo ideale, un ordine sociale basato sull’ uguaglianza dinanzi alla legge.

È stata la Polis a rappresentare questo principio e a proteggere la libertà dell’individuo contro i potenti gruppi di pressione”.

La base di ciò era la legge, “non un mero decreto ma il nomos“.

E, anche “nel periodo della graduale dissoluzione della vecchia fede greca nella legge“, la stretta relazione tra il nomos e il cosmos non è mai stata del tutto messa in dubbio.

Quanto nello specifico ad Aristotele, egli ha sovente utilizzato l’espressione taxis.

E tuttavia l’uguaglianza dinanzi alla legge dà inevitabilmente vita a un cosmos.

L’ordine inintenzionale è quindi reso possibile dal nomos.

Come dire che la Polis ateniese non sarebbe stata possibile senza il “governo della legge“.

Dove regna la libertà individuale di scelta, le infinite azioni individuali hanno bisogno, per poter trovare una loro composizione, di un processo di volontario reciproco “aggiustamento“; la loro compatibilità non può essere imposta, né può essere conosciuta in anticipo.

La condizione isonomica garantisce che i piani individuali troveranno un loro co-adattamento.

Ma non è dato sapere quale concreta configurazione tale co-adattamento assumerà. C’è un ordine astratto, quello rappresentato dal nomos, che impedisce di violare la sfera di autonomia altrui, che delimita in tal modo i confini tra le azioni individuali e consente la “composizione” volontaria dei piani.

Non a caso Friedrich von Savigny ha scritto: “Che esseri liberi convivano in reciproci rapporti aiutandosi gli uni gli altri, senza essere reciprocamente d’impaccio nel loro sviluppo, è possibile solamente mediante il riconoscimento di una invisibile linea di confine, entro la quale l’esistenza e l’attività di ciascuno possa godere di uno spazio libero e sicuro.

La regola, che fissa quel confine e determina questo spazio, è il diritto”.

Pertanto il contenuto delle azioni è deciso individualmente, non può essere “prescritto” da alcuno. Cioè: ciascun attore può liberamente mobilitare le proprie conoscenze e le proprie risorse; e il diritto delimita gli ambiti di autonomia, “regola“ il possibile conflitto.

L’habitat normativo è in tal modo costituito da norme generali e astratte, applicabili a tutti e che prescindono dall’identità e dalle finalità personali di ognuno.

Poiché non prescrivono il contenuto dell’azione, ma si limitano a indicare quel che l’attore non può fare, che è poi quanto reca danno agli altri, permettono a ciascuno, come già detto, di mobilitare liberamente le proprie conoscenze e le proprie risorse materiali.

Se fossero norme prescrittive, prodotte dal “punto di vista privilegiato sul mondo“ e accompagnate dalla mancanza di proprietà privata, il soggetto non potrebbe esprimere la propria autonomia di scelta; e non ci sarebbe quell’estesissimo processo sociale propriamente alimentato dalla libertà individuale.

Si può perciò dire che le norme generali e astratte sono il conseguente portato: a) della mancanza di una fonte superiore della conoscenza e b) dell’istituzionalizzazione della proprietà privata.

Esse sono come delle espressioni algebriche che stanno dinanzi a noi con i loro valori noti (ciò che non possiamo fare, perché recherebbe danno gli altri) e i loro valori ignoti (i “contenuti” personali da cui di volta in volta nasce l’azione, ma che determinano situazioni tipiche).

Ecco perché Max Weber ha affermato che “ogni decisione giuridica concreta è l’applicazione di un principio giuridico astratto a una fattispecie concreta“.

Ossia, detto in maniera più diretta, “ogni decisione concreta si inserisce all’interno di un principio giuridico astratto“.

Accade perciò che, sebbene prodotti dalle scelte individuali più diverse, i rapporti intersoggettivi configurino sempre situazioni regolate dal diritto.

Ne discende che “la libertà non è solo un concetto economico o politico, ma anche, e forse soprattutto, un concetto giuridico“.

Senza la condizione isonomica, non ci possono infatti essere libertà di scelta e cooperazione volontaria.

Quella condizione crea delle sfere individuali di autonomia.

Cioè: il diritto crea il “privato“ e lo tutela.

Il che dà vita a quella che Popper ha denominato “società astratta“, un tipo di convivenza in cui le aree di autonomia garantite dal diritto consentono di cooperare con individui sconosciuti, perché chiunque (cattolico, ebreo, musulmano o ateo; agricoltore, industriale o finanziere; benestante o indigente, e via dicendo) agisca in un determinato modo, produce effetti resi prevedibili e tutelati dalla norma.

Lo stesso potere pubblico, il cui ambito di competenza si restringe parallelamente allo sviluppo della cooperazione volontaria, deve rispettare la legge “alla medesima maniera di qualsiasi privato“.

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