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17 - L'ABUSO DELLA RAGIONE

Aggiornamento: 26 ago 2020

L’ABUSO DELLA RAGIONE da “L’ordine senza piano” di Lorenzo Infantino, 2011, pagine 17-18 Molte istituzioni sociali sono cioè nate inintenzionalmente, senza la progettazione di alcuno. E tuttavia l’avanzata della modernità si è sovente accompagnata a una presunzione di onnipotenza. Si è affermata una cultura determinata a vedere nelle istituzioni sociali il prodotto intenzionale dell’azione umana. E dall’idea di un ordine intenzionale imputabile alla volontà di Dio si è giunti a quella di un ordine intenzionale imputabile ai disegni dell’uomo. Alla ragione si è attribuito il compito della progettazione; alla politica quello della realizzazione. E’ stata questa la pretesa di poter “ricostruire l’universo per mezzo di pure idee, di assiomi e di principi”. E’ nato così l’estremismo della Ragione, che ha perso “la consapevolezza dei propri limiti”, fino ad “annullare le altre potenze: volontà, sentimento, corpo”. La vita individuale e quella collettiva hanno patito in tal modo quella patologica attitudine a cui Friedrich von Hayek ha dato il nome di “abuso della ragione”, un “vizio filosofico” che spinge chi ne è affetto verso il “costruttivismo” sociale. Siamo stati consegnati a tale attitudine dal “razionalismo di Cartesio e dei suoi seguaci”, di cui Voltaire, suo massimo rappresentante, ha espresso l’ideale nei seguenti termini: “ Se volete buone leggi, bruciate quelle che avete e fatene delle altre”. E’ il trionfo dell’utopismo, la presunzione di poter liberamente modellare la realtà sociale attraverso una “direzione unitaria”, affidata a un ceto di “eletti”. E ciò dimostra che sfugge alla mentalità “costruttivistica” la difficoltà di articolare una società complessa mediante un’organizzazione centralizzata, il cui sicuro esito è la perdita dell’autonomia individuale e della capacità di sviluppo.

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