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25 - MISES E ROTHBARD: PUNTI DI DISSENSO

Aggiornato il: 26 ago 2020

MISES E ROTHBARD: PUNTI DI DISSENSO Da "La Grande Depressione" di Murray N. Rothbard. Prefazione di Lorenzo Infantino, pag. 29 - 31 Se Mises e Rothbard sono stati accomunati dall'idea del mercato come luogo della scelta e come strumento di libertà, su altri punti si sono trovati su sponde contrapposte. Essi hanno tuttavia attribuito maggiore importanza all'itinerario che insieme avrebbero potuto percorrere. E hanno lasciato ai margini i loro possibili dissensi. Ossia: Mises non è riducibile a Rothbard e Rothbard non è riducibile a Mises. Anzitutto, l'anziano maestro austriaco, difensore dello Stato minimo, non ha fatto concessione di sorta alle posizioni anarchiche. Egli ben sapeva che "l'anarchismo rifiuta tutte le organizzazioni sociali coercitive" e che "desidera in effetti abolire lo Stato", "poiché crede che la società possa stare meglio senza". Ha inoltre sottolineato che "il liberalismo non contesta la necessità di un ordine legale", perché a questo assegna il compito di limitare l'ambito dell'attività dello Stato. E ha così concluso: "quel che caratterizza il punto di vista liberale è il suo atteggiamento nei confronti del problema della proprietà e non la sua avversione per la persona dello Stato. Dal momento che desidera la proprietà privata dei mezzi di produzione, il liberalismo rifiuta, logicamente, tutto ciò che è in contrasto con tale ideale". Di più. Rothbard ha basato la sua filosofia politica sul giusnaturalismo. Ma Mises, pur essendo il più razionalista fra gli esponenti della scuola Austriaca, ha con corretta comprensione scritto che le dottrine giusnaturalistiche commettono l'errore di considerare "il grande cambiamento, che solleva l'uomo dalla condizione dei bruti alla società umana, come un processo intenzionale; come un'azione, cioè, nella quale l'uomo è completamente consapevole dei suoi motivi, dei suoi scopi e dei mezzi per raggiungerli". Il che é inaccettabile dal punto di vista della scuola Austriaca, una tradizione di ricerca che fa delle conseguenze inintenzionali l'oggetto principale o esclusivo delle scienze sociali. Infine, come esito diretto del suo iper-razionalismo, Rothbard ha ritenuto che alla ragione debba essere affidata una funzione prescrittiva delle finalità umane. Memore della lezione di Max Weber, di cui era stato buon amico a Vienna, Mises ha sempre rifiutato l'idea di una scienza dei fini. Siamo tutti ignoranti e fallibili. Nessuno è portatore del fondamento inconcusso o del "punto di vista privilegiato sul mondo". Chi ritiene il contrario assume una posizione insostenibile, che confligge con la nota legge di Hume, secondo cui non è logicamente possibile derivare proposizioni prescrittive da proposizioni descrittive. Bisogna quindi separare i fatti dai valori. E rendersi conto che le regole della morale "non sono conclusioni della nostra ragione". Il che costituisce la base stessa della convivenza tra soggetti portatori di differenti concezioni filosofiche e religiose del mondo ed è una invalicabile barriera difensiva per la libertà di coscienza. Come a dire che Il liberalismo non può fare a meno della legge di Hume e che ogni tentativo di cancellare tale legge non porta in avanti, ma conduce - si voglia o no - verso assai "inospitali" territori.

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