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26 - UNA "SOCIETA' COMMERCIALE" PUO' SOPRAVVIVERE ?

Aggiornato il: 26 ago 2020

UNA "SOCIETÀ COMMERCIALE" PUÒ SOPRAVVIVERE? da "L'ordine senza piano" di Lorenzo Infantino, 2011, pag.34-35 Occorre capire, aggiunge Mandeville, che "chiunque abbia qualche amor proprio terrà in debito conto la propria reputazione. Se sa di correre grossi rischi di essere scoperto e non è sicuro di poter rimanere impunito, pure un uomo privo di saldi principi eviterà di rubare". Anche se dobbiamo rivolgerci a uomini che non sono quelli che vorremmo, la società può allora sopravvivere. "Per assicurare e conservare la stabilità delle Nazioni e tutte le cose a esse necessarie, è sufficiente avere sane leggi, vigilare e fortificare la loro costituzione e trovare una forma di amministrazione che preservi il bene pubblico dall'insipienza e dalla disonestà". Non dobbiamo perciò affidarci agli uomini, ma alle leggi, al controllo e alla sanzione nei confronti di chi viene scoperto. Dobbiamo cioè renderci conto che quel che vogliamo " ascrivere alla virtù e all'onestà dei ministri è interamente dovuto al rigore dei regolamenti. Una nazione non dovrebbe mai fidarsi se non dell'onestà che fonda su una necessità. Perché infelice è il popolo, e sempre precaria la sua costituzione, il cui benessere deve dipendere dalla virtù e dalle coscienze di ministri e politici", e non dal rispetto delle leggi. Con un'espressione più vicina a noi, possiamo chiamare tutto ciò certezza del diritto. Smith concorda pienamente. Egli giunge addirittura a dire: "Se c'è una qualche società tra briganti e assassini, essi devono almeno evitare di derubarsi e uccidersi a vicenda. La beneficenza è perciò meno essenziale della giustizia all'esistenza della società. La società può sussistere senza beneficenza, benché non nella condizione più confortevole. Ma il prevalere dell'ingiustizia la distrugge totalmente. La beneficenza è l'ornamento che abbellisce l'edificio, non il fondamento che lo sostiene. La giustizia è invece il principale pilastro che sorregge l'intero edificio". Mandeville e Smith sostengono quindi che, se anche la società fosse composta da uomini privi di saldi principi, essa sarebbe ugualmente possibile. Il loro uomo "nudificato" è mosso solo da basse passioni. Ma la società sopravvive; perché la legge e i suoi meccanismi sanzionatori rendono evidente a tale uomo che l'adesione alle norme sociali procura meno inconvenienti della loro violazione. Cioè, la libera manifestazione dei propri appetiti è un atto più costoso delle regole che orientano la vita collettiva. La legge, gli strumenti di controllo e la sanzione possono pertanto costringere un individuo a elevare il livello dei propri comportamenti, fino al limite minimo necessario perché la società sopravviva. E questo un convincimento che Smith espone ripetutamente. Esemplare è il brano seguente: " le regole di giustizia possono essere paragonate alle regole di grammatica; le regole delle altre virtù alle regole stabilite dai critici per il conseguimento di ciò che è sublime ed elegante nella creazione artistica. Le une sono precise, esatte e indispensabili. Le altre sono mal definite, vaghe, indeterminate. Un uomo può imparare a scrivere, con la più assoluta infallibilità, secondo le regole grammaticali. Ma non ci sono regole la cui osservanza ci possa infallibilmente condurre a conseguire l'eleganza e il sublime". Non ci sono perciò regole attraverso cui garantirsi l'eccellenza dei comportamenti umani. Ci sono però norme con le quali si può imporre a ciascun individuo la correttezza. Il che è quanto basta per rendere possibile il "commercio sociale".

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