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103 - TOTALITARISMO E BUROCRAZIA

da “Burocrazia”, di Ludwig von Mises, 1944, pag.41-42

Il totalitarismo è molto più che la pura e semplice burocrazia.

Esso è la sottomissione dell’intera vita di ogni individuo, del suo lavoro e del suo tempo libero, agli ordini dei dirigenti e dei funzionari.

Esso è la riduzione dell’uomo a un ingranaggio di una macchina che costringe e coarta in maniera totale tutti gli aspetti della vita individuale .

Il totalitarismo obbliga l’individuo a rinunciare a qualsiasi attività che non riceva l’approvazione dello Stato.

Esso non tollera alcuna espressione di dissenso.

Trasforma la società in un esercito del lavoro rigorosamente disciplinato (come sostengono i difensori del socialismo) o in una prigione (come sostengono invece gli avversari del socialismo).

In ogni caso esso costituisce la rottura radicale con il modo di vita adottato nel passato dalle nazioni civilizzate.

Il totalitarismo non è semplicemente il ritorno dell’umanità al dispotismo orientale sotto il quale, come osservava Hegel, un uomo solo era libero e tutti gli altri erano schiavi; quei monarchi asiatici non interferivano nella routine quotidiana dei loro sudditi.

I singoli agricoltori, i pastori e gli artigiani avevano un campo di attività che il re e il suo gruppo di potere non disturbavano affatto.

Essi godevano di un certo grado di autonomia nella condotta della casa e della famiglia.

Ma la situazione è ben diversa con il socialismo moderno.

Esso è totalitario nel senso stretto della parola.

Esso tiene l’individuo sotto controllo dalla culla alla tomba.

In ogni istante della sua vita il “camerata“ o il “compagno“ è obbligato a obbedire incondizionatamente agli ordini emanati dall’autorità suprema.

Lo Stato è insieme il suo guardiano e il suo datore di lavoro.

Lo Stato decide il suo lavoro, la sua dieta e i suoi divertimenti.

Lo Stato gli detta cosa deve pensare e in cosa deve credere.

La burocrazia è lo strumento per l’esecuzione di questi piani.

Ma la gente è ingiusta nell’imputare al singolo burocrate i vizi del sistema.

La responsabilità non è degli uomini e delle donne che occupano gli uffici e le amministrazioni.

Come qualsiasi altra persona, anche questi uomini e queste donne sono vittime del nuovo modello di vita.

È il sistema che è cattivo: la causa non risiede in quei docili subordinati che esso utilizza.

Uno Stato non può funzionare senza amministrazione e metodi burocratici.

E, siccome la cooperazione sociale non può funzionare senza una pubblica amministrazione, una certa dose di burocrazia è indispensabile.

Ciò che la gente rifiuta non è la burocrazia come tale, quanto piuttosto l’intrusione di essa in tutte le sfere della vita e delle attività umane.

La battaglia contro l’ingerenza della burocrazia è, nella sua sostanza, una rivolta contro la dittatura totalitaria.

Per questo è sbagliato definire la battaglia per la libertà e la democrazia una battaglia contro la burocrazia.

C’è però un qualche fondamento nel fatto che si attacchino da tutte le parti i metodi e le procedure burocratiche.

E questo perché le loro pecche sono indicative dei difetti essenziali di qualsiasi programma socialista o totalitario.

L’indagine approfondita del problema della burocrazia deve portarci a scoprire perché le utopie socialiste sono del tutto impraticabili e perché qualora vengano messe in pratica dovranno dare come risultato non solo un impoverimento generale ma anche la disintegrazione della cooperazione sociale, vale a dire il caos.

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