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104 - SCAMBIO E POTERE

Da “Potere - La dimensione politica dell’azione umana”, di Lorenzo Infantino, 2013, pag.22-25


Simmel ha sostenuto che “ogni interazione deve essere considerata come uno scambio“.

E lo scambio è un fenomeno “il cui contenuto non si esaurisce nella rappresentazione che ne dà l’economia politica“.

C’è al fondo la condizione umana, il problema che nasce dalla scissione tra desiderio e appagamento.

Viviamo infatti fuori da quella “situazione rappresentata simbolicamente nell’immagine del paradiso, in cui soggetto e oggetto, desiderio e soddisfacimento“ trovano simultanea coincidenza.

Quella umana è quindi una condizione di scarsità.

Consiste in ciò il problema economico.

E non è “il fatto che le cose abbiano valore che rende difficile il loro ottenimento, ma siamo noi ad attribuire valore a quelle cose che oppongono resistenza al nostro desiderio”.

Dal che discende che il valore “come tale non è attribuito ad un oggetto nel suo isolato essere-per-sè, ma soltanto attraverso la rinuncia ad un altro oggetto che viene ceduto per esso“.

Lo scambio è perciò “espressione della relazione, della reciproca dipendenza degli uomini, della loro relatività, che fa sempre dipendere il soddisfacimento dei desideri degli uni dall’interazione con gli altri”.

Hanno così origine i rapporti di cooperazione sociale.

E questi, a loro volta, “secernono“ supremazia e subordinazione.

L’azione scaturisce dalla condizione di scarsità.

Ma la relazione sociale, attraverso cui si cerca di fronteggiare quella situazione di insufficienza, è contestualmente una relazione di potere.

In ogni rapporto intersoggettivo, sono quindi presenti variabili economiche (i bisogni), sociali (la possibilità di soddisfare tali bisogni tramite la cooperazione) e politiche (la nascita di relazioni di supremazia e subordinazione).

Volendo sottolineare il nesso tra l’elemento sociale e quello politico, Simmel ha parlato di “carattere propriamente sociologico“ del rapporto di sovra-ordinazione e di subordinazione.

E ha ancora precisato che “l’attività reciproca è sociologicamente decisiva”.

Ecco perché, “dove l’importanza di una parte scende a un punto in cui nella relazione non interviene un’azione proveniente dall’io in quanto tale, non si può parlare di società più di quanto sia possibile fra il falegname e il suo banco di lavoro“.

E tuttavia “l’esclusione di qualsiasi spontaneità in un rapporto di subordinazione è in realtà più rara di quanto permettano di concludere i modi di dire popolari, che largheggiano con i concetti di “coercizione“, di “non avere scelta“, di “necessità incondizionata“.

Perfino nei più opprimenti e crudeli rapporti di sottomissione sussiste ancor sempre una misura considerevole di libertà personale: soltanto che noi non ne siamo consapevoli, perché la sua dimostrazione in casi del genere costa sacrifici che di solito non pensiamo neppure di sobbarcarci

La coercizione “incondizionata” che il tiranno più crudele esercita su di noi, in effetti, è sempre una coercizione condizionata, e precisamente condizionata dal fatto che vogliamo sfuggire alle pene minacciate o alle altre conseguenze dell’insubordinazione.

A ben vedere, il rapporto di sovra-ordinazione e di subordinazione annulla la libertà del subordinato soltanto nel caso di violenze fisiche immediate; altrimenti, di solito, esso richiede, per la realizzazione della libertà, un prezzo che non siamo inclini a pagare, e può restringere sempre più l’ambito delle condizioni esterne, mai però fino alla scomparsa completa, salvo nel caso della violenza fisica.

Simmel ha ancora spiegato: “l’oratore che sta di fronte al pubblico, il maestro che sta di fronte alla classe sembra essere l’unico a guidare; eppure chiunque si trovi in tale situazione sente la reazione determinante e di guida della massa, che apparentemente si limita a ricevere e a essere guidata da lui”.

E ciò non soltanto nel caso di un fronteggiarsi immediato.

Tutti i capi vengono anche diretti, così come in innumerevoli casi il padrone è lo schiavo dei suoi schiavi.

“Io sono il loro capo quindi devo seguirli“- ha detto uno dei maggiori capipartito tedeschi, riferendosi al suo seguito.

Ciò emerge nella maniera più evidente nel caso del giornalista, il quale dà un contenuto e un orientamento alle opinioni di una massa muta, ma ciò facendo deve ascoltare, combinare, immaginare quali siano propriamente le tendenze di questa massa, che cosa essa desidera sapere confermato, dove desidera essere condotta.

Mentre in apparenza il pubblico sottostà alla sua suggestione, in realtà anche egli sottostà a quella del pubblico.

Qui, dunque, sotto l’apparenza della pura superiorità di un elemento di fronte al passivo lasciarsi condurre dell’altro, si nasconde un’azione reciproca.

C’è quindi uno scambio.

Ciò non esclude però che, proprio perché si tratta di un rapporto di sovra-ordinazione e di subordinazione, alcuni individui agiscano con maggiori “gradi di libertà“ e altri con coefficienti minori.

Il che è il risultato del co-adattamento delle reciproche sfere di autonomia.

Ossia: quanto possiamo fare e quel che non possiamo fare è un “fenomeno di correlazione, che perde il suo senso quando non vi è una controparte“.

Il “soggetto è vincolato da altri e vincola altri“.

Di qui l’interrogativo: da che cosa sono determinati i gradi di libertà e, correlativamente, i vincoli di ciascuno?

Come si è visto sopra, Simmel ha fatto riferimento all’importanza che le parti hanno nel rapporto.

E ciò a sua volta significa che a rendere “importante“ una parte sono i servizi che essa può rendere all’altra.

Ne discende che chi ha più urgenza di realizzare la relazione, colui ciò che vive più intensamente la condizione di scarsità, ha minori gradi di libertà e maggiori vincoli.

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