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109 - LA VIOLAZIONE DEI PRINCIPI GIURIDICI DEL CONTRATTO DI DEPOSITO IRREGOLARE DI MONETA

Da “Moneta, credito bancario e cicli economici”, di Jesus Huerta de Soto, 2012, pag. 59-60


La natura giuridica del contratto di deposito irregolare di moneta esposta nel capitolo precedente è chiara e facile da capire.

Non c’è dubbio che coloro che dall’inizio ricevettero in tutela e in custodia la moneta dei propri concittadini erano coscienti delle obbligazioni che assumevano e, in concreto, della necessità di prendere cura come un buon padre di famiglia del tantundem ricevuto, in modo che fosse in ogni momento a disposizione del depositante.

Questo, e non altra cosa, significa l’incarico di custodia in un contratto di deposito di bene fungibile.

Tuttavia, così come è chiara la natura giuridica del contratto di deposito irregolare, allo stesso modo è imperfetta e debole la natura dell’essere umano.

Per questo è comprensibile che coloro che ricevevano moneta in deposito si sentissero tentati di violare l’obbligazione di custodia e di utilizzare, a proprio beneficio, il denaro la cui disponibilità era di altri.

La tentazione era molto grande: senza che i depositanti se ne rendessero conto, i banchieri potevano disporre di importanti somme che, ben utilizzate, potevano generare copiosi utili o interessi, da parte di coloro che potevano appropriarsene senza danneggiare apparentemente nessuno.

Questa tentazione quasi irresistibile alla quale, data la debolezza della natura umana, vanno soggetti i banchieri ci fa capire che già dalle sue origini, in modo occulto, si violavano i principi tradizionali di custodia sui quali si basa il contratto di deposito irregolare di moneta.

Inoltre, il carattere astratto e difficile di intendere il contenuto delle relazioni monetarie fece sì che questo fenomeno, salvo in circostanze eccezionali, passasse inosservato per la maggior parte dei cittadini e delle autorità incaricate di controllare l’adempimento dei principi morali e giuridici.

E quando gli abusi e le frodi iniziarono ad essere scoperti e meglio compresi, l’istituzione bancaria già funzionava da parecchio tempo e aveva acquisito un tale potere che fu praticamente impossibile porre limite agli abusi in modo efficace.

Anzi, la scoperta graduale da parte delle autorità dell’immenso potere di creazione di moneta che aveva la banca, spiega perché, nella maggior parte delle occasioni, i governi finirono per trasformarsi in complici delle frodi commesse, concedendo privilegi ai banchieri e legalizzando la loro attività irregolare, in cambio della partecipazione diretta o indiretta ai loro immensi guadagni, servendosi così di un’importante via alternativa di finanziamento statale.

Questa corruzione nella tradizionale funzione pubblica di definizione e difesa del diritto di proprietà si vide, inoltre, stimolata dalle ripetute situazioni di necessità opprimente di ricorsi nei quali si trovarono compromessi i governi per la loro irresponsabilità e mancanza di disciplina finanziaria in molti momenti storici.

Si va così forgiando una sempre più perfetta simbiosi o solidarietà di interessi tra governanti e banchieri, che in larga misura si è mantenuta fino ad oggi.

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