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113 - IL CALCOLO ECONOMICO

da “Socialismo”, di Ludwig von Mises, 1922, pag. 147-149


Nella misura in cui è razionale, ogni azione umana appare come lo scambio di una situazione con un’altra.

Gli uomini utilizzano i loro beni economici, il tempo e il lavoro personale nel modo che, nelle circostanze date, promette il maggior grado di soddisfazione; rinunciano all’appagamento dei bisogni meno urgenti, per soddisfare i bisogni più urgenti.

È questa l’essenza dell’attività economica: realizzare atti di scambio.

Ogni uomo che, nello svolgimento della propria attività economica, sceglie quale fra due bisogni soddisfare, perché uno solo di essi può essere soddisfatto, esprime dei giudizi di valore.

Questi riguardano in primo luogo e direttamente il soddisfacimento degli stessi bisogni; ed è solo attraverso tale soddisfacimento che quei giudizi si riflettono sui beni.

Ogni persona in possesso delle proprie facoltà è di solito capace di valutare all’istante i beni pronti per il consumo.

In situazioni molto semplici, egli può facilmente esprimere anche un giudizio sull’importanza relativa dei fattori di produzione.

Quando invece le situazioni sono molto complicate ed è più difficile individuare il nesso che lega fra loro le cose, per valutare gli strumenti produttivi dobbiamo fare calcoli più raffinati.

Un uomo isolato può decidere con facilità se dedicare più tempo alla caccia o alla coltivazione.

I processi di produzione di cui egli deve tenere conto sono relativamente brevi.

I costi che essi richiedono e il prodotto che forniscono possono essere facilmente valutati.

Ma decidere se è più conveniente utilizzare una cascata d’acqua per produrre energia elettrica o ampliare lo sfruttamento delle miniere e utilizzare meglio l’energia contenuta nel carbone, è un’altra faccenda.

Qui i processi di produzione sono numerosi e lunghi, le condizioni necessarie al successo dell’impresa così diverse che non ci si può accontentare di idee vaghe.

Per stabilire se un’iniziativa è vantaggiosa, dobbiamo fare calcoli precisi.

Il calcolo ha bisogno di un’unità.

E non ci può essere unità nel valore d’uso soggettivo dei beni.

L’utilità marginale non ci dà un’unità di valore.

Sebbene sia necessariamente maggiore o minore di una di esse, l’importanza che attribuiamo a due dosi di un dato bene non è doppia rispetto a quella che attribuiamo a una singola dose.

I giudizi di valore non misurano: ordinano e graduano.

Se nei casi in cui la soluzione non è immediatamente evidente si basa solo su valutazioni soggettive, perfino l’uomo isolato può non arrivare a una decisione sostenuta da calcoli più o meno esatti.

Per favorire le proprie scelte, egli deve ipotizzare rapporti di sostituzione tra i diversi beni, senza peraltro essere in grado di ricondurre il tutto a una comune unità.

E tuttavia può effettuare il suo calcolo nel momento in cui riesce a ricondurre tutti gli elementi che concorrono alla produzione dei suoi beni a un giudizio di valore immediato, nel momento cioè in cui confronta il valore che attribuisce ai beni pronti per il consumo con la penosità del lavoro necessario per produrli.

È chiaro che pure ciò è possibile solo in casi molto semplici.

Il che, per processi di produzione complicati e lunghi, è completamente impensabile.

In una economia di mercato, l’unità di calcolo è data dal valore di scambio oggettivo dei beni.

Ciò porta a un triplice vantaggio.

In primo luogo, vengono adottate come base di calcolo le valutazioni di tutti gli individui che partecipano agli scambi.

La valutazione soggettiva di un individuo non è direttamente comparabile con le valutazioni soggettive degli altri.

Se si ha un valore di scambio che derivi dall’interazione delle valutazioni soggettive di tutti coloro che acquistano e vendono, la cosa diviene possibile.

In secondo luogo, i calcoli di questo tipo sono uno strumento attraverso cui controllare l’uso appropriato dei mezzi di produzione.

Tali calcoli pongono coloro che desiderano determinare il costo dei complicati processi di produzione nelle condizioni di vedere all’istante se stanno operando economicamente o meno.

Se, ai prezzi correnti, essi non riescono a ottenere dal processo produttivo un profitto, ciò è una prova evidente che ci sono altri individui capaci di utilizzare meglio gli strumenti di produzione.

Infine, i calcoli basati sui valori di scambio ci consentono di ricondurre le valutazioni ad un’unità comune.

E, poiché il funzionamento del mercato crea una trama di rapporti di sostituzione fra i beni, un bene qualsiasi può essere scelto a tal fine.

In un’economia monetaria, il bene scelto è la moneta.

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