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56 - COME SI ARRIVA ALL' IPERINFLAZIONE

Aggiornamento: mar 15

da "L'Azione Umana", di Ludwig von Mises, 1949, pag. 472-474


Le decisioni che determinano il comportamento di ciascuno nei riguardi della moneta si basano sulla conoscenza dei prezzi del passato più prossimo.

Se gli attori sono privi di tale conoscenza, non sono in grado di decidere quale debba essere il livello appropriato della loro giacenza di cassa e non sanno quanto spendere per l'acquisizione dei vari beni.

Un mezzo di scambio senza passato è impensabile.

Nulla può servire come mezzo di scambio che non sia già previamente bene economico e non abbia già, prima di assumere la nuova funzione, un valore di scambio.

Il potere d'acquisto derivato dal passato più prossimo è tuttavia modificato dalla domanda e dall'offerta attuale di moneta.

L'azione umana dispone sempre per il futuro, sia pure talvolta solo il futuro imminente.

Chi acquista lo fa per il consumo e la produzione futura.

Nella misura in cui crede che il futuro differirà dal presente e dal passato, egli modifica la sua valutazione e la sua previsione.

Il che è vero per tutti i beni commerciabili e lo è anche per la moneta.

Possiamo perciò dire che il valore di scambio odierno della moneta è una anticipazione del suo valore di scambio di domani.

La base di tutti i giudizi concernenti la moneta è il suo potere d'acquisto del passato più prossimo.

Se però le variazioni del potere d'acquisto generate da cause monetarie sono previste, entra in scena un secondo fattore, quello della loro anticipazione.

Chi crede che i prezzi dei beni di cui ha bisogno saliranno, ne compra più di quanti ne avrebbe acquistati in assenza di tale previsione; e di conseguenza riduce il suo contante.

Chi crede che i prezzi cadranno, restringe invece i suoi acquisti e accresce il suo contante.

Finché queste anticipazioni speculative sono limitate a poche merci, non producono nessuna tendenza generale.

Se però la gente crede di essere alla vigilia di grandi variazioni del potere d'acquisto di origine monetaria, le cose vanno diversamente.

Quando si aspettano che i prezzi monetari di tutti i beni saliranno o cadranno, gli attori espandono o restringono i loro acquisti.

Questo atteggiamento rafforza e accelera considerevolmente le tendenze attese.

Il che va fino al punto in cui non si aspettano ulteriori variazioni del potere d'acquisto della moneta.

Solo allora la tendenza ad acquistare o a vendere si arresta e la gente comincia di nuovo ad accumulare o a ridurre il suo contante.

Tuttavia, se l'opinione pubblica è convinta che l'aumento nella quantità di moneta continuerà e non avrà mai fine, e che conseguentemente i prezzi di tutti i beni e servizi non cesseranno di aumentare, tutti cercheranno di acquistare quanto loro è possibile e di limitare al minimo il contante.

In queste circostanze, i costi ordinari necessari al mantenimento della giacenza di cassa sono accresciuti dalla perdita dovuta alla caduta progressiva del potere d'acquisto.

I vantaggi della disponibilità di cassa comportano sacrifici ritenuti irragionevoli e gravosi.

Durante le grandi infrazioni europee degli anni 20 e 30, questo fenomeno ha preso il nome di "corsa ai beni rifugio" o di "boom catastrofico".

Gli economisti matematici non sono in grado di afferrare la relazione causale che intercorre tra l'aumento della quantità di moneta e ciò che essi chiamano "velocità di circolazione".

Tratto caratteristico del fenomeno è che l'aumento della quantità di moneta causa una caduta della sua domanda.

La tendenza alla caduta del potere d'acquisto originata dall'offerta di moneta viene intensificata dalla propensione generale a limitare il contante.

Ciò fino al punto in cui i prezzi ai quali la gente sarebbe disposta a disfarsi dei "beni reali" scontano in tale misura la crescita attesa della caduta del potere d'acquisto che nessuno dispone di contante sufficiente per pagarli.

Il sistema monetario crolla; tutte le transazioni nella moneta di cui si tratta cessano; il panico ne fa venire totalmente meno il potere d'acquisto.

La gente ritorna al baratto o usa un'altra unità monetaria.

Il corso di una inflazione progressiva è questo: inizialmente l'afflusso di moneta addizionale fa aumentare i prezzi di alcune merci e servizi; successivamente aumentano gli altri prezzi.

Come è stato mostrato, l'aumento del prezzo colpisce i vari beni e vari servizi in tempi e misure diversi.

Questo primo stadio del processo inflazionistico può durare molti anni.

I prezzi di molti beni e servizi possono non adeguarsi immediatamente alla modificata relazione monetaria.

C'è gente nella campagna non ancora consapevole di trovarsi di fronte a una rivoluzione dei prezzi che alla fine li farà tutti aumentare considerevolmente, sebbene non nella stessa misura.

Questa gente crede che i prezzi un giorno cadranno.

Attendendo tale giorno, limita gli acquisti e contemporaneamente aumenta la propria giacenza di contante.

Fino a quando queste idee sono condivise dall'opinione pubblica, il governo è ancora in tempo ad abbandonare la sua politica inflazionistica.

Ma alla fine le masse si svegliano.

Improvvisamente sì rendono conto del fatto che l'inflazione è una politica deliberata e che continuerà senza interruzione.

Il crollo avviene.

È il collasso del boom.

Ognuno è ansioso di convertire la propria moneta in beni reali, ne abbia o meno bisogno e quale che ne sia il prezzo.

In un tempo brevissimo, poche settimane o addirittura giorni, le cose usate come moneta cessano di fungere da mezzo di scambio.

Diventano carta straccia.

Nessuno desidera dare qualcosa in cambio.

Ciò è avvenuto nel 1781 con la Continental currency in America, con i mandats territoriaux francesi nel 1796 e con il marco tedesco nel 1923.

Ovunque le stesse condizioni si presenteranno, accadrà ancora.

Se una cosa deve essere usata come mezzo di scambio, l'opinione pubblica non deve credere che la sua quantità possa aumentare al di là di ogni limite.

L'inflazione è una politica che non può durare.



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