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57 - LA RELIGIONE E I GUARDIANI DELLA TRADIZIONE

da "La presunzione fatale - Gli errori del socialismo", di Friedrich von Hayek, 1988, pag. 219 - 224


Questo libro mostra l'umanità come divisa in due modi di essere.

Da una parte ci sono i tipi di atteggiamenti ed emozioni appropriati al comportamento dei piccoli gruppi all'interno dei quali gli uomini vissero per più di 100 mila anni, e dove gli individui che si conoscevano l'un l'altro impararono ad aiutarsi a vicenda e a perseguire fini comuni.

Stranamente, questi atteggiamenti e sentimenti arcaici e molto primitivi sono oggi difesi da gran parte dei sostenitori del razionalismo, e dell'empirismo, edonismo e socialismo a esso connessi.

Dall'altra parte, c'è il più recente sviluppo dell'evoluzione culturale, all'interno della quale noi non siamo lì a servire persone che conosciamo o a perseguire fini comuni, ma dove istituzioni, sistemi morali e tradizioni si sono evolute in modo da tenere in vita a lungo più persone di quante ne esistevano prima degli albori della civiltà; gente impegnata, in gran parte pacificamente sebbene in modo agonistico, nel perseguire migliaia di fini differenti e autonomamente scelti, in collaborazione con migliaia di persone che rimarranno sconosciute.

Come può essere accaduto tutto questo ?

Come poterono tradizioni che non piacevano e che non erano comprese dalla gente, i cui effetti solitamente non venivano apprezzati, e che non potevano essere né visti né previsti, e che ancora sono ardentemente combattuti, continuare a passare da generazione a generazione ?

Parte della risposta è ovviamente quella con cui abbiamo cominciato, vale a dire l'evoluzione degli ordini morali attraverso una selezione di gruppo: i gruppi che si comportano nei modi prescritti da questi ordini morali semplicemente sopravvivono e aumentano di numero.

Questa però non può essere tutta la storia.

Se non da una comprensione dei loro effetti benefici nel creare un ordine esteso di cooperazione al momento inimmaginabile, da dove hanno avuto origine queste regole di condotta ? Cosa più importante: com'è che esse sono state preservate di fronte alla forte opposizione dell'istinto e poi, più recentemente, hanno resistito agli assalti della ragione ?

È qui che veniamo alla religione.

È più che probabile che il costume e la tradizione, entrambi adattamenti non razionali all'ambiente, siano in grado di guidare la selezione di gruppo quando sono sostenuti da totem e tabù, o da credenze religiose e magiche.

All'inizio la funzione principale di questi vincoli all'azione individuale può essere stata quella di servire da segni di riconoscimento tra i membri del gruppo.

Più tardi, la credenza in spiriti che punivano i trasgressori ha fatto sì che questi vincoli venissero preservati.

.....

Questo però non è ancora sufficiente perché abbia luogo una reale selezione; tali credenze e riti e le cerimonie a essi associate devono, in realtà, funzionare anche ad un altro livello.

Le pratiche comuni devono avere la possibilità di produrre sul gruppo effetti benefici su scala progressiva prima che la selezione attraverso l'evoluzione possa diventare efficace.

Nel frattempo, com'è che esse si sono trasmesse da generazione a generazione ?

A differenza delle proprietà genetiche, le proprietà culturali non si trasmettono automaticamente.

La trasmissione o non trasmissione da una generazione all'altra sono contributi positivi o negativi a uno stock di tradizioni tanto quanto lo sono tutti gli altri contributi da parte degli individui.

Probabilmente perciò molte generazioni dovranno assicurarsi che le varie tradizioni particolari vengano effettivamente trasmesse e che eventualmente si diffondano.

Credenze mitiche di vario tipo possono essere necessarie per far sì che questo avvenga, specialmente per quanto concerne regole di condotta in conflitto con l'istinto.

Una spiegazione puramente utilitaristica o anche funzionalista dei diversi riti e delle diverse cerimonie sarà insufficiente e addirittura non plausibile.

Noi siamo in parte debitori alle credenze mistiche e religiose - in particolare penso alle credenze delle principali religioni monoteiste - del fatto che tradizioni benefiche siano state preservate e trasmesse, almeno abbastanza a lungo da permettere ai gruppi che le seguivano di crescere, e di avere l'opportunità di diffonderle attraverso la selezione naturale o culturale.

Questo significa, ci piaccia o no, che in parte dobbiamo il permanere di certe pratiche, e della civiltà che ne è risultata, al sostegno proveniente da credenze che non sono vere (o verificabili o controllabili, nel senso in cui lo sono le proposizioni scientifiche) e che non sono certamente il risultato dell' argomentazione razionale.

A volte penso che sarebbe appropriato chiamare alcune di tali credenze, almeno come gesto di apprezzamento, "verità simboliche", dato che esse hanno aiutato i loro seguaci a "fruttificare e moltiplicarsi, popolare la terra e soggiogarla" (Genesi 1,28).

Anche coloro tra noi che, come me, non sono disposte ad accettare la concezione antropomorfica di una divinità personale, dovrebbero ammettere che la perdita prematura di ciò che noi consideriamo credenze non fattuali avrebbe deprivato il genere umano di un sostegno potente nel lungo sviluppo dell'ordine esteso del quale adesso godiamo, e che anche al presente la perdita di queste credenze, siano esse vere o false, crea grandi difficoltà.

In ogni caso, la visione religiosa secondo cui la morale è determinata da processi a noi incomprensibili può essere comunque più vera dell'illusione razionalista secondo cui l'uomo, per mezzo della sua intelligenza, avrebbe inventato una morale che gli ha dato il potere di ottenere più di quanto egli potesse prevedere.

Se noi teniamo presente ciò, possiamo capire e apprezzare meglio quegli ecclesiastici che si dice siano diventati in qualche modo scettici circa la validità di alcuni dei loro insegnamenti e che tuttavia avrebbero continuato a insegnarli nel timore che una perdita della fede portasse a un declino della morale.

Senza dubbio avevano ragione; e anche un agnostico dovrebbe ammettere che noi dobbiamo la nostra morale, e la tradizione che ha sostenuto non soltanto la nostra civiltà ma anche le nostre stesse vite, all'aver abbracciato siffatte affermazioni fattuali, scientificamente non accettabili.

L'indubbia connessione storica tra la religione e i valori che hanno formato e fatto progredire la nostra civiltà, come la famiglia e la proprietà individuale, non significa naturalmente che ci sia una connessione intrinseca tra la religione in quanto tale e questi valori.

Tra i fondatori di religioni negli ultimi duemila anni, molti si sono opposti alla proprietà e alla famiglia, ma le religioni che sono sopravvissute sono quelle che sostengono la proprietà e la famiglia.

......

In che modo la religione è riuscita a sostenere delle usanze benefiche ?

È probabile che quelle usanze i cui effetti benefici non potevano essere percepiti da coloro che le praticavano, venissero preservate abbastanza a lungo da aumentare il loro vantaggio selettivo soltanto se sostenute da altre forti credenze.

E alcune potenti fedi soprannaturali o magiche erano proprio disponibili ad assolvere questo ruolo.

Nel momento in cui un ordine di interazione umana divenne più esteso, e ancora più minaccioso per le richieste istintuali, per un certo tempo esso venne a dipendere del tutto dall'influenza continua di alcune credenze religiose, false ragioni che influenzarono gli uomini a fare ciò che era richiesto per mantenere la struttura che li metteva in grado di nutrire il loro numero crescente.

Ma proprio come la creazione stessa dell'ordine esteso non è stata intenzionale, allo stesso modo non c'è ragione di supporre che il sostegno dato dalla religione sia stato deliberatamente programmato e voluto, o che ci sia qualcosa di "cospiratorio" in proposito.

È semplicistico immaginare qualche saggia elite che calcola freddamente gli effetti delle diverse morali, seleziona tra esse e cospira per persuadere le masse con nobili bugie di tipo platonico a ingoiare un oppio del popolo, e con ciò a obbedire a quanto avrebbe favorito gli interessi dei governanti.

Senza dubbio la scelta tra le versioni particolari di credenze religiose fondamentali è stata spesso decisa da opportune prese di posizione di governanti secolari.

Inoltre l'appoggio della religione è stato, talvolta deliberatamente e alcune volte anche cinicamente, usato dai governanti secolari.

Ma frequentemente ciò ha riguardato soltanto dispute momentanee che non hanno mai contato molto, se si tengono presenti i lunghi periodi dell'evoluzione; periodi in cui la questione circa il contributo dell' insieme di regole prescelto alla crescita della comunità è stata più decisiva di ogni altra questione circa quale particolare gruppo dominante potrebbe averle abbracciate in qualche periodo particolare.





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